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Industria & Design: Flaminia e Giulio Cappellini, la ceramica incontra il design

Risale alla fine degli anni ’90 l’incontro tanto fortuito quanto fortunato tra Flaminia e Giulio Cappellini. È l’inizio di una collaborazione che per entrambi determina una svolta. Flaminia intraprende un nuovo percorso stilistico destinato a segnare la storia della stanza da bagno. Giulio Cappellini inizia ad esplorare un ambito di progettazione fino a quel momento per lui inedito, misurandosi prima come designer e poi come direttore artistico.

Il destino e forse la crisi dei quarant’anni, che tocca anche le realtà aziendali, negli anni Novanta innescano in Flaminia (fondata nel 1954) il desiderio e la necessità di un cambiamento. Un’urgenza di rinnovamento delle forme e degli stili appartenenti da decenni all’identità del marchio, determinata dalla voglia di rilanciarsi e differenziarsi dalla pressione competitiva di chi allora dominava il mercato, con produzione su vasta scala. Una ricerca che porta l’azienda a muoversi con curiosità nei luoghi dove allora si sperimentava il design per l’abitare (in questo caso l’evento Abitare il Tempo, a Verona) e ad incontrare quasi per caso il designer Giulio Cappellini.

La svolta avviene. E si concretizza con il primo oggetto disegnato per Flaminia da Giulio Cappellini: il lavabo Acquagrande, che in controtendenza rispetto a quello che proponeva allora il settore, si presenta con forma squadrata e fuori dimensione. Arriviamo al 2004 quando Giulio Cappellini da designer diventa art director di Flaminia e inizia a coinvolgere i protagonisti del design nazionale e internazionale, coordinando personalità variegate in un progetto che lui ama definire “corale”. E come un maestro d’orchestra riesce da lì in poi ad armonizzare i più diversi e vari contributi senza mai alterare il DNA di Flaminia.

Passione, lungimiranza, onestà e la volontà di non cedere a facili compromessi, sono queste alcune caratteristiche che contraddistinguono il marchio ancora oggi e che spiegano la scelta dichiarata di continuare a produrre nello stabilimento di Civita Castellana, e a costo di sacrifici restare fedele alla sua missione; il made in Italy.

Artigianalità dell’industria

Fin da subito Giulio Cappellini ha apprezzato la volontà di Flaminia di rimettere la fabbrica al centro e si è lasciato sedurre dai processi produttivi, da un mondo dove si cresce e dove si coltivano i rapporti con le persone, con confronti e dialoghi aperti, nello spirito di una squadra affiatata. Non a caso, ancora oggi, il coinvolgimento di un nuovo progettista da parte di Cappellini e Flaminia parte e passa giocoforza da una visita all’azienda, per osservare insieme la lavorazione e i cambiamenti che il materiale ceramico subisce e con la convinzione che solo così nascono nuove idee.

“I prototipi di Flaminia vengono fatti a mano, in quella che amo definire una bottega rinascimentale, dove è possibile lavorare sul modello, limare, e cambiare tutto ciò che sul disegno non è possibile alterare – dichiara Giulio Cappellini. – In passato le aziende italiane si sono sforzate di industrializzare l’artigianato, mentre adesso in tante stanno tornando indietro, verso una forma di artigianalità dell’industria, che risponde alle esigenze del mercato oggi sempre più orientate ai progetti su misura”.

Considerando la ceramica come un materiale vivo, la ricerca formale di Giulio Cappellini ha cercato di fornire delle nuove interpretazioni della materia, soprattutto in termini di spessori e decori.

 

Questo è solo uno stralcio dell’articolo che potete leggere interamente sul numero 317 del Bagno Oggi e Domani (da pag. 26 a pag. 29). Per accedere all’edizione digitale CLICCATE QUI