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I nodi da sciogliere e il mondo che verrà: intervista a Rino Ferreri, AD di SFA

"Purtroppo non è semplice fare un punto su questa emergenza, soprattutto per ciò che riguarda le conseguenze sui fatturati delle imprese". Intervista a Rino Ferreri, AD di SFA Italia

Uno dei grandi dubbi del prossimo futuro? La mancanza di liquidità della classe media. Parola di Rino Ferreri, amministratore delegato di SFA Italia, società a cui fanno capo Sanitrit, marchio leader mondiale nel settore dei trituratori per wc, e Grandform, brand specializzato nel wellness. Ecco cosa si ha raccontato.

Come sarà il prossimo futuro?

Purtroppo non è semplice fare un punto su questa emergenza, soprattutto per ciò che riguarda le conseguenze sui fatturati delle imprese. Ci sono aziende che stanno cercando nuove opportunità in questa situazione. Parlo delle riconversioni a livello produttivo, per esempio. Il problema però secondo me è che tutti faremo i conti con l’impatto psicologico ed economico che si è determinato sui consumatori. Si stanno ipotizzando diversi scenari. Qualcuno sostiene che, usciti dal lockdown, le persone faranno acquisti in modo compulsivo mentre altri (e io la penso così) che ci sarà una flessione nella domandaperché è diminuito il potere di acquisto nella famiglia media. C’è chi è in cassa integrazione e ha visto una busta paga più leggera e c’è chi è precario e non percepisce più niente.

La casa è un ambiente sempre più vissuto nella quotidianità. Secondo lei, in considerazione del Bonus Casa e altre interessanti detrazioni tuttora in essere, possiamo sperare che il settore ristrutturazioni continui a tenere?

Considerato che trascorriamo tanto tempo in casa, può essere che venga effettivamente più voglia di ristrutturare il bagno, cambiare la doccia, la rubinetteria ecc. Però il mio dubbio riguarda, come ho già detto, la diminuita capacità economica della classe media. Per fare questi interventi ci vuole liquidità. Bisogna anticipare i soldi ai fornitori e aspettare un recupero (parziale) delle spese sostenute negli anni. Cosa diversa sarebbe se, come è accaduto in Francia, lo Stato anticipasse l’intero importo dei lavori agli installatori per determinate categorie di persone (in quel caso per gli over 65 che dovevano sostituire la vasca con la doccia, scongiurando così tanti incidenti domestici). Così potrebbe ripartire un settore. Ma in Italia è difficile che avvenga.

Cosa ne pensa delle nuove modalità di lavoro digitali?

Credo che lo smart working funzioni fino a un certo punto nel nostro settore. Ci sono tante figure che vanno formate, come l’idraulico e l’installatore. Bisogna mostrare loro il prodotto. Ci vuole contatto fisico.Il webinar serve ma è solo un elemento di approfondimento. Penso poi agli showroom. Come funzioneranno? La clientela si fiderà a entrare? E i rappresentanti come si approcceranno con le rivendite? Ci sono dinamiche che non conosciamo ancora. 

Sarete presenti nelle prossime fiere di settore?

Noi parteciperemo a MCE, ma non siamo contenti delle date scelte (8-11 settembre). Va in scena troppo presto e troppo a ridosso di Cersaie. E poi a marzo c’è ISH a Francoforte. Temo che non ci sarà abbastanza affluenza. Eppure noi ci abbiamo investito tanto presentando una gamma nuova di prodotti professionali.

A proposito di novità, su cosa puntate nel prossimo futuro come Grandform?

Su una inedita generazione di piatti doccia e su alcuni completamenti di gamma nel mondo dei box doccia in cristallo. E non solo. Abbiamo un nuovo catalogo di 150 pagine che contiene tantissime novità. A breve cominceremo a parlarne al mercato.