L’allestimento di questa edizione nasce come naturale evoluzione dell’architettura sviluppata per la precedente edizione, della quale conserva l’identità trasformandone profondamente l’atmosfera.
In occasione di Cersaie 2026, Ceramiche Refin rinnova la propria presenza a Bologna con un progetto espositivo firmato da Studio Salaris, che pone al centro la relazione tra l’uomo e la materia e il valore del gesto come atto capace di trasformarla e plasmarla.
L’allestimento di questa edizione nasce come naturale evoluzione dell’architettura sviluppata per la precedente edizione, della quale conserva l’identità trasformandone profondamente l’atmosfera. Rimangono i riferimenti all’opera di Carlo Scarpa – i setti inclinati, i tagli e le aperture che costruiscono scorci prospettici, le vasche scultoree e le gelosie in legno – ma lo spazio si fa più caldo, materico. Una scelta che trova espressione anche nei cromatismi dell’allestimento, in dialogo con quelli delle nuove proposte ceramiche, e che costruisce un’esperienza più intima e coinvolgente nella quale architettura, superfici e visitatore entrano in relazione.
Al centro del progetto, il valore del tocco: la mano che interviene sulla materia, lo sguardo che ne coglie le variazioni, la percezione che ne completa l’esperienza. Il gesto plasma l’autentico, rivelando il valore della materia attraverso un intervento che la trasforma senza cancellarne l’essenza. Il gesto umano diventa così il trait d’union tra il racconto delle nuove superfici Refin e il progetto dello spazio espositivo, espressioni di una ricerca che torna all’origine di materiali archetipici dell’architettura per reinterpretarli attraverso un linguaggio contemporaneo.
Il percorso si sviluppa attraverso una sequenza di ambienti, ciascuno modellato sulla materia che accoglie e caratterizzato da una propria identità cromatica e sensoriale. Gli elementi architettonici diventano parte integrante dell’esposizione e accompagnano una narrazione continua, invitando il visitatore ad avvicinarsi alle superfici e a scoprirne progressivamente profondità e carattere.
L’interazione diventa parte integrante dell’esperienza espositiva ed estende il concetto di tocco oltre la sua dimensione fisica. Il gesto diventa metaforicamente un atto di partecipazione, capace di attivare e trasformare l’esperienza: il visitatore non è più semplice osservatore, ma parte attiva di un racconto che prende forma anche attraverso la sua presenza.
È in questo dialogo continuo tra materia e gesto, natura e progetto, percezione e trasformazione che Refin anticipa a Cersaie una nuova ricerca sulle superfici ceramiche. Terra, cemento, pietra e marmo diventano il punto di partenza di un percorso che ne esplora l’essenza più profonda per restituirla attraverso interpretazioni inedite, nelle quali il gesto dell’uomo dà forma alla materia e riorganizza la natura trasformandola in design.

Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere