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Industria ceramica italiana 2025: il vaso di coccio tra ETS, dumping e sostenibilità

Presentati i dati 2025 di Confindustria Ceramica. Tiene la produzione, ma il presidente Augusto Ciarrocchi lancia l'allarme su ETS, dumping asiatico e competitività del manifatturiero europeo

L’industria ceramica italiana archivia il 2025 con quasi 7,5 miliardi di euro di fatturato, 242 imprese attive e 25.550 addetti diretti. Un settore che continua a rappresentare una delle eccellenze del manifatturiero nazionale e che, attraverso la presenza produttiva in Europa e Nord America delle aziende controllate da gruppi italiani, genera ulteriori 900 milioni di euro di fatturato all’estero.

I dati sono stati presentati da Confindustria Ceramica nel corso dell’Assemblea annuale dell’associazione. Numeri che mostrano una sostanziale tenuta dei volumi produttivi, ma che evidenziano al tempo stesso le difficoltà legate alla riduzione della marginalità, all’aumento dei costi e alla crescente pressione competitiva proveniente dai mercati extraeuropei.

«Il settore sta reggendo: come numeri di produzione e di vendita a livello quantitativo siamo come l’anno precedente», sintetizza il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi. «Abbiamo perso un po’ di marginalità perché i fatturati sono leggermente scesi e, con la concorrenza sleale che c’è in giro, per mantenere il mercato siamo costretti a far leva anche sul prezzo di vendita».

Piastrelle: produzione in crescita, fatturato stabile

Il comparto delle piastrelle di ceramica continua a rappresentare il cuore dell’industria italiana. Le aziende attive sono 117 e occupano 17.676 addetti diretti. Nel corso del 2025 la produzione ha raggiunto 390,9 milioni di metri quadrati, in crescita del 5,7% rispetto all’anno precedente. Le vendite complessive si sono attestate a 386,9 milioni di metri quadrati (+2,3%), di cui 85,2 milioni destinati al mercato italiano (+0,6%) e 301,7 milioni ai mercati esteri (+2,8%). Il fatturato complessivo supera i 6 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (-0,4%). Di questi, circa 5 miliardi derivano dall’export, che rappresenta l’82% del totale. Gli investimenti si attestano a 321 milioni di euro, pari al 5,3% del fatturato.

Ceramica sanitaria: 415 milioni di euro di fatturato

Per il comparto della ceramica sanitaria, particolarmente rilevante per il settore bagno, le aziende industriali attive sono 31, di cui 28 concentrate nel distretto di Civita Castellana. L’occupazione complessiva supera i 2.700 addetti diretti, mentre la produzione raggiunge 3,1 milioni di pezzi. Il fatturato complessivo si attesta a 415 milioni di euro, con esportazioni pari a circa 165 milioni, equivalenti al 40% del totale. Numeri che confermano il ruolo strategico del distretto laziale all’interno della manifattura ceramica italiana e la sua crescente vocazione internazionale.

ETS, la battaglia decisiva per il futuro dell’industria

Gran parte dell’intervento del presidente Ciarrocchi è stato dedicato al sistema europeo ETS (Emission Trading System), considerato oggi uno dei principali fattori di rischio per la competitività del comparto. «Se chiediamo a un cittadino di Sassuolo che cosa sono i benchmark ETS, probabilmente non saprà rispondere anche se da questo dipendono migliaia di posti di lavoro in questo territorio», afferma il presidente. «Il benchmark è il valore di riferimento che determina i costi per il sistema delle imprese. Si basa su un meccanismo che, se non modificato, rischia di compromettere in modo irreversibile l’esistenza dell’industria ceramica italiana».

La necessità di una revisione del sistema è stata condivisa da Regione Emilia-Romagna, amministrazioni locali del distretto ceramico, organizzazioni sindacali e Acimac. «Questo è un segnale di sistema straordinario, che ci dà fiducia», sottolinea Ciarrocchi.

Secondo il presidente, il problema non è soltanto il livello dei benchmark ma l’intero funzionamento del sistema ETS. «Noi ci attendiamo il mantenimento dei benchmark attualmente in vigore, che già da quest’anno dovevano essere più restrittivi, e soprattutto una revisione totale del sistema. Non è possibile pensare che la speculazione abbia in mano i livelli di prezzo che dobbiamo pagare per le emissioni: è una cosa inaccettabile».

Lo studio Bicocca: “L’ETS rischia di distruggere valore industriale”

La questione diventerà ancora più centrale nelle prossime settimane, quando la Commissione europea presenterà la revisione complessiva della direttiva ETS.

Per questo Confindustria Ceramica, insieme a Confindustria e ad altre associazioni manifatturiere coinvolte nel sistema ETS, ha commissionato uno studio all’Università Bicocca di Milano.

«Lo studio mostra che, almeno per il settore manifatturiero, l’ETS rischia di essere diventato non uno strumento di decarbonizzazione, ma una macchina di distruzione del valore industriale europeo», spiega Ciarrocchi. «La produzione si sposta altrove, le emissioni nel mondo restano uguali ma escono dalla nostra contabilità, e comunità industriali come la nostra pagano il prezzo più alto». Il presidente precisa però che la posizione dell’associazione non è contraria alla transizione ecologica. «Questa non è una posizione ideologica contro la transizione climatica: noi la transizione la vogliamo, la stiamo costruendo e stiamo investendo. Ma vogliamo che gli strumenti siano giusti, trasparenti e calibrati sulla realtà di chi produce».

La concorrenza di India e Cina

Tra le principali criticità segnalate dall’associazione figura anche la crescita delle importazioni provenienti da Paesi extra UE. «Il commercio internazionale sia delle piastrelle sia della ceramica sanitaria registra importazioni da Paesi che ricevono aiuti di Stato e praticano dumping economico, ambientale e sociale», evidenzia Ciarrocchi. «Mi riferisco a India e Cina, ma non solo».

Particolarmente significativa è la crescita delle piastrelle indiane sul mercato europeo. «Gli oltre 50 milioni di metri quadrati di piastrelle prodotte dall’India rappresentano ormai oltre il 50% di tutte le importazioni europee del settore». Per quanto riguarda le stoviglie, il presidente valuta positivamente l’innalzamento dei dazi europei dal 13% al 79%. «Riequilibrano una situazione di oggettiva distorsione. L’associazione continuerà ad agire in questa direzione per tutti i comparti rappresentati».

Occupazione e mercato: attenzione ai prossimi mesi

Nonostante il quadro complessivamente stabile, il settore guarda con cautela all’andamento della domanda. «I dati che abbiamo sono di mantenimento dell’occupazione», afferma Ciarrocchi, ricordando come il comparto continui a basarsi prevalentemente su occupazione stabile e qualificata. Tuttavia non mancano preoccupazioni legate alla possibile riduzione dell’attività produttiva durante l’estate. «Il rischio c’è. Anticipare le ferie e programmare fermate produttive già a luglio riduce un po’ l’impatto della minore richiesta di mercato. Ma speriamo che la situazione si risolva nel migliore dei modi».

Logistica e sostenibilità

Il tema della sostenibilità riguarda anche la logistica. Nel 2025 attraverso il porto di Ravenna sono transitate 3,9 milioni di tonnellate di materie prime destinate all’industria ceramica, ma soltanto l’8% è stato movimentato su ferro. Confindustria Ceramica intende presentare alla Regione Emilia-Romagna un progetto finalizzato ad aumentare significativamente il trasporto ferroviario, con l’obiettivo di raggiungere già dal prossimo anno un milione di tonnellate movimentate via treno.

Tra le infrastrutture considerate prioritarie figurano la Bretella Campogalliano-Sassuolo, la Cispadana, il raddoppio della Pedemontana nel tratto sassolese, il terzo ponte sul Secchia e il collegamento ferroviario tra gli scali di Dinazzano e Marzaglia.

Cersaie punta sulla sostenibilità certificata

Infine, spazio a Cersaie, in programma a Bologna dal 21 al 25 settembre 2026, che continua a rappresentare il principale appuntamento internazionale per il settore. Tra le novità annunciate figura il progetto “Road to Cersaie”, una serie di incontri dedicati ai professionisti della progettazione realizzati in collaborazione con testate di architettura e interior design.

Particolare attenzione è stata riservata al percorso di sostenibilità della manifestazione. «Abbiamo ottenuto la certificazione ISO 20121 per eventi sostenibili da parte di Bureau Veritas», ricorda Ciarrocchi. «Non un traguardo ma un punto di partenza che dimostra quanto la responsabilità sia ormai un elemento centrale dell’esperienza fieristica».

I risultati ottenuti nell’ultima edizione mostrano una riduzione del 3% dei consumi energetici rispetto al 2024, un calo del 12% dei rifiuti prodotti e un risparmio di circa 76,5 tonnellate di CO₂ grazie alle iniziative di trasporto collettivo. «L’obiettivo per le prossime edizioni è proseguire lungo questa tendenza, realizzando un evento capace di ridurre anno dopo anno la propria impronta ambientale».

Un percorso che conferma come il tema della sostenibilità sia ormai diventato uno dei criteri con cui buyer, progettisti e operatori valutano non solo le aziende espositrici, ma l’intera filiera del bagno e della ceramica.