A Milano, Ipunto0 reinterpreta il linguaggio di Gio Ponti, trasformando il progetto in un’esperienza relazionale che prende forma attraverso una raffinata ricerca cromatica, per dar vita a una sequenza di microshowroom.
Entrando da Ipunto0, il nuovo spazio milanese creato da Mariacristina Giobbi, in via Montebello 27, si ha l’impressione di essere in un raffinato appartamento. Artefice del progetto è Mariacristina Giobbi che ha dato forma a un luogo dalla configurazione inedita, in cui ascolto e relazione diventano i presupposti del processo progettuale. Dal corridoio che si dirama dal nucleo centrale di Ipunto0 si articolano sei ambienti distinti, sei microcosmi autonomi destinati alle aziende: Aquaelite, Ceramica Dolomite, Fenova, Imola, Light Engineering + Design (LE+D), N-Hub Project, Rossini Cucine.

Ciascuno spazio possiede un’identità definita, mentre a guidare l’intera narrazione è un linguaggio limpido, radicato nella profonda ammirazione di Mariacristina Giobbi per la tradizione di Gio Ponti. Fonte primaria di ispirazione è stato, infatti, un numero della rivista Domus del 1933, oggetto di un attento studio cromatico da cui è stata estratta una calibrata palette di verdi. Superfici, materiali, forme e colori restituiscono così un lessico dichiaratamente pontiano: dagli archi che segnano gli ingressi ai singoli ambienti, alle aperture circolari che instaurano un dialogo continuo tra gli involucri e il contesto. Il motivo del semicerchio ritorna nelle sedute e nei tavoli, impreziositi dalle venature del marmo verde Alpi. In aggiunta c’è una reinterpretazione della finestra abitata, declinata nella stessa essenza delle boiserie in cannettato. A completare questo sistema di rimandi alla storia del design concorrono gli oggetti esposti in occasione dell’inaugurazione, i prototipi delle ceramiche da bagno modellati a mano da Antonia Campi e le riproduzioni, anch’esse in ceramica, dei guanti in lattice firmati Richard Ginori.
Tra le aziende selezionate per i microcosmi di Ipunto0 c’è Aquaelite con i suoi sistemi doccia, dalle altissime prestazioni tecniche – dal controllo delle portate alla gestione del calcare, fino alla sostituibilità delle cartucce – e dal design innovativo. Emblematico è Pocket, un soffione ispirato al principio giapponese del Ma, il vuoto tra due elementi, qui inteso come spazio attivo e all’Ikebana, arte della costruzione per sottrazione. Ne deriva una morbida geometria dai bordi arrotondati e dalle superfici levigate, integrate da una luce discreta.
Nello spazio attiguo, le collezioni di Ceramica Dolomite sono disposte a parete come presenze scultoree dalle forme essenziali, le proporzioni calibrate e la palette audace, dall’arancio al marrone, fino al rosa, in un linguaggio che coniuga la sapiente lavorazione della ceramica, la misura e la sperimentazione.
Un campionario della vasta produzione di Imola, brand della Cooperativa Ceramica d’Imola, restituisce la capacità dell’azienda di reinterpretare in una nuova chiave le venature del marmo. Le lavorazioni, come la spazzolatura del grès, generano superfici dalla forte matericità, mentre formati e cromie offrono un’ampia libertà compositiva, sia per interni che per esterni.
LE+D, invece, sviluppa sistemi di illuminazione LED ad alte prestazioni, concepiti come veri e propri strumenti di progetto, per soluzioni su misura. La luce, elemento immateriale, diventa capace di modellare lo spazio e di definirne l’atmosfera, grazie a sottilissimi corpi illuminanti, idonei anche ad ambienti umidi.


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